Il fontanile di Cologno Monzese

La presenza del fontanile è documenta in questa mappa del catasto storico teresiano del 1721, dove ne vediamo il percorso tracciato in blu, in un primo piano della zona di quello che, era già allora, il centro del paese.

“Nasceva in località Santa Maria, attraversando la campagna (attuale viale Lombardia) fino a via Quattro Strade, scorreva sotto il ponticello davanti alla villa Citterio e serpeggiando piazza Mentana, dove le donne del ‘Capo Sopra’ avevano le loro pietre per lavare i panni, percorreva piazza Castello, bagnava villa Casati e lo stabile della filanda, scavalcando due ponticelli, che servivano d’accesso alla villa e all’opicificio. Un quarto ponticello divideva via Umberto I (attuale via Indipendanza)”

Cologno Monzese dalla sua storia le radici del 2000 di Giuseppe Severi

In passato i corsi d’acqua nei paesi avevano molteplici funzioni, a Cologno Monzese il fontanile, nel centro del paese, fungeva anche da luogo di aggregazione.

Le sue acque limpide venivano usate per lavare i panni e stoviglie ma anche per irrigare i campi intorno all’abitato o come luogo di refrigerio durante l’estate.

Lavatoio in piazza Mentana
Bambini in processione durante un funerale 1920-25

Nel 1961 il Comune di Cologno Monzese delibera la copertura dell’ultimo tratto del fontanile, l’interramento era iniziato nel 1957 per lasciar spazio a strade e ad una nuova configurazione urbana, che avrebbe dato un nuovo volto al paese fino a trasformarlo in una città.

In quella occasione il parroco don Carlo Testa ricorda il fontanile con una poesia in dialetto colognese.

Tutte le informazioni sono state tratte dal testo Cologno Monzese dalla sua storia le radici del 2000 di Giuseppe Severi. Le fotografie utilizzate fanno parte del fondo Severi, Peraboni. I testi di Giuseppe Severi sono disponibili per il prestito in biblioteca, le fotografie su www.biblioclic.it
Per maggiori approfondimenti  sugli aspetti storici, sociali ed urbani potete consultare i seguenti testi cliccando sul titolo:
Cologno Monzese alla ricerca del territorio perduto di Elisabetta Ferrario Mezzadri
Nascita di una citta : trasformazioni urbane e migrazioni interne a Cologno Monzese, negli anni Cinquanta e Sessanta di Giovanni Mari

 

 

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4 Commenti

  1. Roberto

    Da Colognese di nascita è sempre bello rivedere i luoghi visti da bambino

    Risposta
    1. Paola Domina (Autore Post)

      Ci fa piacere, se vuole può anche scriverci per raccontarci dei vari fontanili presenti a Cologno o di questo in particolare. Sarebbe bello raccogliere delle testimonianze dirette.

  2. Ennio Abate

    SUI FONTANILI
    Attenzione all’edulcorazione della memoria. La vera perdita fu quella del rapporto con la produzione agricola. Il ricordo perde la sua materialità e si fa solo estetico: il fontanile ridotto a “piscinetta”.

    SEGNALAZIONE
    Qualche considerazione meritano le tracce lasciate da questi eventi nelle memorie degli abitanti. Nel 1968, attaccando i suoi predecessori delle giunte rosse, l’assessore democristiano ai Lavori pubblici Borghetti affermò che ormai la gente di Cologno aveva imparato a considerare i nomi dei fontanili come sinonimi di “putridume, acquitrini, immondezzai, fogne nauseabonde e pestifere, focolai di pericolo per la salute pubblica”: davvero un cambiamento notevole rispetto alle raffigurazioni da idillio pastorale del passato. Significativamente, però, quando a metà degli anni Novanta la biblioteca civica promosse una campagna di storia locale basata sulle fonti orali, i fontanili furono tra i pochissimi elementi visivi del passato rievocati nelle interviste. Solo pochi dei testimoni, infatti, si soffermarono a descrivere l’aspetto fisico dei luoghi che avevano frequentato, e in queste narrazioni l’acqua è uno spunto ricorrente. Qui, semplificando solo un po’, i fontanili sono ricordati come posti in cui i bambini si tuffavano mentre le loro madri lavavano allegramente i panni. Un’immagine del tutto simile è quella che prevale nel volume di Giuseppe Severi che costituisce la fonte a cui le persone del luogo quasi sempre si riferiscono quando sono interpellate sulla storia della loro città. È probabile che questi ricordi siano in qualche misura alterati dal meccanismo della stereotipizzazione, come può accadere con le fonti orali. Ma quello che qui mi pare più rilevante non è ciò che viene enfatizzato, bensì ciò che manca: anche nel ricordo del passato da parte dei suoi abitanti, Cologno sembra avere perso il contatto con quel lungo tempo in cui lo scopo fondamentale dei fontanili era quello dell’irrigazione e quindi della produzione agricola, ma anche con quegli anni prossimi a noi in cui essi invece servirono come surrogato della fognatura.
    (Da “Nascita di una città: trasformazioni urbane e migrazioni interne a Cologno Monzese, negli anni Cinquanta e Sessanta” di Giovanni Mari, pagg. 158-159)

    Risposta
    1. Paola Domina (Autore Post)

      La ringraziamo per il suo commento, al momento la biblioteca non dispone di fotografie degli altri fontanili presenti a Cologno, maggiormente interessati all’irrigazione dei campi.

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