Nei pressi del lago Tana: il Bettolino e la sua storia

In questo articolo ci soffermiamo sulla zona Bettolino, che si trova  nell’attuale via Imbersago, tra  la fine di corso Roma e l’inizio di viale Lombardia a Brugherio.

Come vedremo questa zona apparteneva, come molte altre a Cologno, al Monastero di Sant’Ambrogio di Milano, su cui torneremo, data l’importanza, anche nelle prossime puntate.

Nei pressi del lago Tana : il Bettolino e la sua storia

Nella zona nord orientale di Cologno, lì dove la via Imbersago confina con il comune di Brugherio sono localizzate le due cascine che costituiscono l’aggregato, un tempo rurale, del Bettolino.

Nel 1871 le due cascine erano localizzate di fatto nei due differenti comuni: la cascina Bettolina, ad occidente, nel comune di Cologno; mentre Bettolino Freddo sul territorio di Moncucco, località solo in parte sotto Brugherio.

Cascina Bettolino Freddo – corte settentrionale 1991

Sulle specifiche del nome attribuito a questa zona la scrittrice Elisabetta Ferrario Mezzadri in Cologno Monzese: alla ricerca del territorio perduto ci spiega che:  “Il toponimo Bettolino, molto diffuso, sta ad indicare la presenza di un “luogo di sosta di carrettieri e vetturali” che la felice localizzazione lungo un importante tracciato viario confermerebbe. La presenza di un’osteria è peraltro attestata a partire dal 1721.”

Dallo stesso testo si apprende che l’importante tracciato viario individuava una strada romana, che dalla cascina Metallino, andando verso Colombirolo, in corrispondenza del fontanile attraversando il nucleo storico, arrivava al Bettolino, in corrispondenza di un corso d’acqua, che qui si presentava come roggia.

Proprietà del Monastero Maggiore di S. Ambrogio

 La cascina Bettolina compare per la prima volta nell’“Originale di campagna” della mappa di Carlo VI (1721) dove è indicata quale proprietà del Monastero Maggiore di S. Ambrogio di Milano, all’epoca il maggiore possidente di Cologno.

Di dimensioni molto ridotte, la cascina si trovava lungo l’attuale via Monza, al lato sud era confinante con la roggia e verso est con la strada per Imbersago.

Nel 1751 era indicata come destinazione d’uso “Casa da Massaro” e confermata ancora la proprietà del Monastero di S. Ambrogio che ne rimase intestatario sino alla sua soppressione (1799)

Il passaggio di proprietà dal Monastero agli Andreani-Sormani fino ai giorni nostri

Per maggior precisione, sulle successioni di proprietà, seguiamo la ricostruzione della Ferrario Mezzadri:

“Il secolo XIX si apre con l’acquisto da parte di Saulo Alari dell’intero patrimonio del Monastero in Cologno: ben 3.792 pertiche di coltivi, tra cui anche quelli della tenuta del Bettolino. […]. La cascina Bettolina coi fondi annessi venne rilevata il 6 dicembre 1807 da Carlo Minuti che la cedette il 10 maggio 1851 a Carlo Castagnone. Censita nel 1858 dall’ingegner Visentini nell’ambito delle operazioni per la formazione del catasto Lombardo Veneto, la cascina […] risulta di dimensioni superiori rispetto a quello attestato dal catasto di Carlo VI. La mappa catastale del 1866 […] visualizza infatti il notevole ampliamento del complesso. Indicata al mappale quale “Casa colonica con Torchio detta Bettolina” la cascina presenta una conformazione planimetrica ad U sviluppatasi lungo le due strade sull’area dell’antico orto ed inglobando il corpo di fabbrica settecentesco. […]. La proprietà della cascina rimase alla famiglia Castagnone sino alla fine dell’Ottocento nella persona di Giovanni, figlio di Carlo. […] Sconosciuta rimane l’origine della cascina, peraltro antecedente al 1721.”

Dall’altro lato della strada troviamo il Bettolino Freddo, che venne annesso a Cologno solo nel 1871. Nel 1721 nella mappa di Carlo VI è attestato ancora come complesso rurale nel territorio di Moncucco. Nelle “Tavole del Nuovo Estimo” la cascina è indicata quale “Casa d’affitto ad uso d’Osteria con porticato” e orto di proprietà del conte Carlo Bolagnos che risiedeva nella magnifica villa di Moncucco da lui stesso fondata all’inizio del XVIII secolo. Il patrimonio dei Bolagnos passò al conte Gian Mario Andreani.

Cascina Bettolino Freddo – corte settentrionale 1991

Ampliando i loro possedimenti gli Andreani, nei dieci anni successivi, risultavano intestatari nel 1791 di ben 2.380 pertiche di coltivi che passeranno nel febbraio 1801 al conte Giuseppe Sormani. Il patrimonio familiare tornò il 22 dicembre 1836 alla famiglia Andreani, ramo Andreani-Sormani. Sempre presente era l’osteria in affitto all’oste Cazzaniga.

La proprietà della cascina passò il 21 maggio 1877 sino al 1881 a Carolina Verri, la moglie di Alessandro. Attuale proprietaria della cascina è la famiglia S. Giorgio che la rilevò all’inizio del secolo proprio dagli Andreani Sormani.

Fu censita, infine, una “Bigattiera” dove avveniva la prima fase della lavorazione dei bachi da seta, per poi passare alla filanda di Cologno, di cui parleremo in altra sede. La bachicoltura, già presente sul territorio, fu fortemente incoraggiata dal Governo austriaco tanto che nel 1751 si contavano a Cologno 1709 gelsi.

Cascina Bettolino Freddo – corte meridionale residenze rurali 1991

La parte settentrionale della cascina, dove c’era l’osteria e oggi utilizzata per attività commerciali legate ai prodotti enologici, attività qui attestate sin dall’inizio del Settecento.

La cascina Stanislao e il lago Tana

Vale la pena di ricordare, anche se non ve ne è più traccia, la cascina Stanislao edificata nel1828 a sud dell’aggregato del Bettolino da Stanislao Spreafico. La cascina è indicata anche nelle carte dell’Istituto Geografico Militare di Sesto San Giovanni relative all’anno 1888, in cui viene denominata Lunion, e negli anni 1936 e 1943 col nome di Cassinella. Era collocata sulla sponda meridionale del lago Tana, originato da attività estrattive. Al suo posto oggi si trova la tangenziale est-Milano.

Carta dell’Istituto Geografico Militare di Sesto San Giovanni anno 1888 (per ingrandire e navigare la mappa, clicca sull’immagine)

Per un maggior approfondimento sull’argomento:

Cologno Monzese: alla ricerca del territorio perduto  di Elisabetta Ferrario Mezzadri, 2015

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